L’era del precariato

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“Ogni cosa che ha un inizio ha anche una fine” firmato: il datore di lavoro. Già, nella nostra realtà non abbiamo certo bisogno di un oracolo che ci illumini sulle caratteristiche del contratto di lavoro!
Diciamolo subito: oggi le aziende ti assumono, non perché hanno davvero bisogno di te, ma solo del tuo entusiasmo e della tua estemporanea illusione! Ecco dunque contratti di due, al massimo tre mesi, tempo limite in cui poter “spremere” il massimo da te (come fossi una bella arancia succosa) e quando ne hanno abbastanza, sembrano farti la morale dicendoti che “il mondo oggi è fatto cosi” e che “evidentemente non sei pronto per loro o per sopportare tali ritmi”.
Al via quindi anni di precarietà, di stage, di intermittenza (che più che un contratto mi ricorda l’interruzione della corrente che capitava a casa di mia nonna quando ero piccolo e si scatenava un temporale!) tanto che alla fine ci siamo totalmente disillusi circa la possibilità di ipotizzare (e tanto meno ipotecare) un futuro fondato su basi solide e su un solido mutuo!
Oggigiorno si richiede: massima esperienza ma senza troppi anni di lavoro, disponibilità di lavorare durante le feste ma senza pagamento straordinario, di fermarsi un’ora in più ma senza poter venire un’ora in anticipo se ne abbiamo bisogno noi…quindi?
A tutto questo trambusto, che ci rende frenetici, nevrotici e isterici (nonché avvezzi ad un’alimentazione sempre più schizofrenica fatta di take away o delivery) dovremmo forse mettere un freno: inventiamoci un mestiere! Tanto con lo stipendio percepito da suddetti contratti possiamo giusto permetterci una birra ogni tanto (hanno inventato il formato 15cl proprio per noi, per pagarla di meno no?!), una pizza vecchio stampo (perché quelle di ultima generazione al kamut costano troppo) e magari un bel capo d’abbigliamento (categoricamente dozzinale, più ce ne sono meno costano!).
Proviamo non solo a rimboccarci le maniche, ma anche a sprigionare un pò di fantasia e iniziare a fare qualcosa che ci piaccia davvero, che ci permetta di mettere in pratica le nostre passioni. Un tempo funzionava così no?
Sennò esiste una soluzione semplice semplice già in auge da parecchi anni: fuggire all’estero (dove peraltro la situazione non è migliore della nostra), per avere ancora quell’estemporanea illusione che tanto ci piace.

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