Il demone dell’ansia

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Ogni volta che un giornale, un blog o semplicemente un amico affronta il tema ansia, depressione, stile di vita contemporaneo o semplicemente stress, il nostro meccanismo di autodifesa ci suggerisce: “sottovaluta l’argomento, tu non fai parte del mondo“. Peccato, perché a un certo punto il mondo contemporaneo colpisce anche te…

Il primo segnale che prendi sotto gamba è una leggera avversione all’abitudine quotidiana: la solita sveglia la mattina, la solita colazione, il solito lavoro, il solito film in tv…

Quando arriva il secondo segnale, ovvero quando cominci ad incolpare il mondo delle tue insoddisfazioni, inizi a soffrire un po’. Se poi, ancora, lavori in un centro commerciale otto ore al giorno, con la fotosintesi del neon, con un magma incandescente di gente che dimentica di essere della stessa specie animale a cui appartieni anche tu, che lavori lì, allora partono i primi sporadici stati di ansia.

Esistono periodi in cui riesci a combattere questo demone che s’impossessa della tua serenità grazie al tempo libero, alla tua passione per l’arte, alle tue amicizie e al tuo amore. Esistono periodi in cui il demone si prende gran parte dei tuoi pensieri, li cucina a dovere e li trasforma in ansia, finché non riesce a cancellare quei pochi sprazzi di speranza trasformando l’ansia in depressione. Tutta colpa del tempo libero, delle tue passioni, delle tue amicizie e del tuo amore che in quei momenti non ti vogliono più. O meglio, questo è quello che il demone ti fa pensare.

Esistono periodi, poi, in cui, tremi e tremi. Tremi in continuazione, come un micro terremoto con epicentro stomaco, milza e fegato. In realtà la scossa madre parte dal cervello, dove il demone ha stabilito il proprio palazzo, da dove il demone, annoiato della tua momentanea serenità, sbatte forte il suo scettro sulle tue sinapsi e ti fa tremare. A volte ti fa sdraiare a terra, ti fa agitare e contrarre i muscoli delle mani, dei piedi, ti fa mettere in posizione fetale, ti chiude il bocchettone dell’aria, ti fa pregare di morire. Li chiamano attacchi di panico, in realtà è tutta colpa di quel demone.

Il terzo segnale ormai è bello che evidente: tremi per giorni di seguito, davanti a chiunque, e appena qualcuno starnutisce o sorride per una cosa stupida, tu piangi. Piangi per dieci secondi, poi smetti, poi sorridi di quanto ti senti stupido e poi torni a tremare. A volte questo ciclo dura un’ora, a volte dura una settimana. E’ quando dura per più di un giorno che inizi ad avere la tachicardia. Basta un piccolo fattore di stress, come una persona che ti urla contro perché la taglia che cerca è finita o l’automobilista di fronte a te che gira senza mettere la freccia e poi ti manda pure a quel paese, basta poco, per crollare del tutto e iniziare a pensare che sei pazzo. Qui, in questa fase, cerchi di chiedere aiuto. Conta solo una regola d’ora in poi: devi essere fortunato a chiederlo alle persone giuste. Ecco, in questa fase di conquista da parte del demone, ti salva solo la fortuna. Tua moglie o tuo marito, tuo figlio, tuo padre, tua madre, un amico, il tuo capo, chiunque, purché non ti faccia sentire uno stupido, purché non alimenti la vergogna che hai già di te stesso.

A volte passa, a volte no. A volte senti la musica, ti lasci andare e tutto migliora. Ma il demone è ancora lì, lo senti. Sai di avergli inferto un colpo importante, ma ancora non mortale. Anche se non lo hai ucciso, grazie alla fortuna ora sai come combatterlo. A volte leggi un giornale, un blog o semplicemente le parole di un amico e tutto torna come prima. Il demone a volte sparisce. A volte lo richiami tu. Fai parte del mondo contemporaneo e quindi sei esposto ai virus dell’era contemporanea. Non sottovalutare nulla, non sei Dio, non sei un eroe, non sei neanche il ricordo sbiadito di una formica coraggiosa. Sei umano.

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