The Show Must Go On

the show must go on

[Per ogni informazione precedente vi rimandiamo agli articoli Come la Musica divenne Arte / Finalmente Amore! / Musica in lutto – Il Natale più triste]

Era una notte buia e tempestosa.
Su Bruxelles si addensavano oscure nubi di pioggia.
Un grigio e freddo presagio di eternità avvolgeva la sala del Grand Jury de Musique, avvolta in un’irreale atmosfera di eroismo e catene.
I vetri appannati rimandavano un tetro paesaggio avvolto di nebbie e silenzio.
Un vuoto lacerante nei cuori di ogni presente, uno strappo nella fluida scansione del tempo.
Un’assenza presente più di ogni presenza.
Una lacerazione, un dolore inestinguibile.
La ferita più profonda in uno scranno vuoto.
Vuoto ma pieno.
Reinhilde Schuster, nel suo discorso introduttivo, lo paragonerà al “vuoto storico” incarnato dal Circo Massimo di Roma, ove un tempo fu e or non è più, ove mai più fu possibile altro se non nulla, ove la storia manifesta la sua presenza nell’assenza.
Lui.
Il sommo.
Il venerabile.
L’assenza presenza.
L’immortale.

Giovedì 31 gennaio 2013: nella storia la prima riunione del Grand Jury de Musique senza Robert J Fitzpatrick.
In verità solo una volta, il 2 febbraio 1974, l’immenso Fitzpatrick disertò una riunione, in occasione del compleanno della sua amata biscugina Luisa [foto n.1], di evidenti origini italiane, donna fondamentale nella sua crescita morale, musicale e spirituale.
A parte allora fu sempre presente.
Sempre.
Nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia.
Oggi no.
Oggi non più.
Da oggi mai più.

Reinhilde Schuster finisce il discorso con cinque, semplici parole: “The show must go on”.
Seguono dodici minuti di applausi.
Su proposta di un commosso Pasquale Cersosimo, con delibera approvata all’unanimità, si decide di ritirare lo scranno numero 10, quello appartenuto, appunto, al venerabile Fitzpatrick.
Seguono ventitre minuti di silenzio, intervallati solo dai ritmici singhiozzi del Cersosimo.

Arriva quindi il momento di Armando Cortèz “Bailando Siempre” De La Vega: sarebbe lui l’uomo del giorno se il lutto incombente nella sala non prendesse il sopravvento.
Ma pensiamo anche a quest’uomo… aspetta questo momento da lunghi anni, si è sempre battuto affinché la musica latinoamericana entrasse nel CSOM, affinché fosse anch’essa considerata arte.
Iniziò appena duenne, facendo ballare con le sue timbales i frequentatori del Samba Beach Club di Caracas nell’orchestrina dello zio, Rolando Rodriguez y Hidalgo y Martinez “El Chico” De La Vega [foto 2], presente in sala con gli allievi della sua stimata scuola “Salsa Vida Maravilla” [foto 3], una vera e propria accademia per chiunque voglia esplorare i segreti di queste travolgenti ritmiche [foto 4, il primo piano di un’allieva].
Per indurre il Grand Jury a comprendere a fondo l’arte che li possiede, questi ragazzi e queste ragazze partecipano alla riunione nei loro tipici costumi, sostenendo il discorso introduttivo del loro vate De La Vega con generosi applausi  in controtempo.
Ecco, tralasciamo i contenuti del discorso introduttivo perché incomprensibili (ricordiamo infatti che il De La Vega è analfabeta, per questo ha avuto problemi per la pubblicazione dei suoi libri, come già spiegato in un precedente articolo) e passiamo immediatamente alle deliberazioni del Grand Jury.

La musica latinoamericana è stata ufficialmente annessa al CSOM come “arte di quarta categoria”.
Tutti pensavano che il discorso fosse finito qui, ma nessuno poteva prevedere che il Cersosimo, evidentemente guidato dallo spirito del maestro Fiztpatrick, avesse in serbo una folgorazione d’ingegno.
Troppo diversi gli atteggiamenti da parte dei fruitori di tale arte per chiudere qui il capitolo.
Ecco la sua proposta, divenuta delibera.
La musica latinoamericana è da considerarsi a tutti gli effetti arte di quarta categoria, d’accordo, ma nel momento in cui i fruitori dovessero accostarsi a tale musica con atteggiamento danzante (basta il 51% dell’auditorio) essa sarà considerata “arte di quarta categoria però da ballo”.
Per questa illuminazione il Cersosimo, in lacrime, ha ricevuto il Sacro Encomio del Grand Jury e il bacio accademico della Schuster.
Il De La Vega è svenuto per la commozione, suo zio si è ignudato per la gioia, i suoi allievi hanno improvvisato danze e controtempi da urlo, tanto che la sala del Grand Jury si è trasformata per diversi minuti in un vero e proprio sambodromo.
Da stabilire ancora la situazione dei vari sottogeneri (salsa, merengue, bossanova, mambo, chachacha etc.) e soprattutto se in tale categoria debba essere compreso anche il tango.
Il Cersosimo, sempre più ispirato, ha promesso che ci lavorerà.

In chiusura, segnaliamo la presenza in sala del noto Dj francese Pierre Francoise Chevalier [foto 5], portavoce del movimento E.I. (Elegance Inside), che ha chiesto con la sua proverbiale signorilità l’annessione al CSOM del genere definito Chill Out & Lounge.
Pare che il Cersosimo, ormai in crisi mistica, abbia promesso allo Chevalier di occuparsi personalmente del suo caso.
Si prevedono sviluppi nella prossima riunione del Grand Jury De Musique.

Ve ne daremo notizia.

Martella
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Documentazione fotografica:

Foto 1: Luisa J Fitzpatrick

Foto 1: Luisa J Fitzpatrick

Rolando Rodriguez y Hidalgo y Martinez y “El Chico” De La Vega

foto 2: Rolando Rodriguez y Hidalgo y Martinez “El Chico” De La Vega

foto 3: L'ingresso della scuola Salsa Vida Maravilla

foto 3: L’ingresso della scuola Salsa Vida Maravilla

foto 4: primo piano di allieva della scuola salsa vida maravilla

foto 4: Primo piano di un’allieva della scuola Salsa Vida Maravilla

foto 5: Pierre Francoise Chevalier

foto 5: Pierre Francoise Chevalier

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4 pensieri su “The Show Must Go On

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